SANTUARIO DEI SANTI MARTIRI PELLEGRINO E ALBERICO CRESCITELLI


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LEGAMI STORICI

Federico Villani, Feliciano Orlando e Garibaldi
Il 18 gennaio 1862 Garibaldi scrive da Caprera, per ringraziare lo scrittore altavillese per avergli dedicato un poema. "Signore, Vi ringrazio del poemetto che aveste la gentilezza di spedirmi quale mi riservo, unitamente a tanti altri che mi pervennero, di leggerli in momenti di maggior tranquillità, e poter esprimervi in allora la mia gratitudine per dono, e gli elogi che meritate. Gradite intanto i sensi della distinta mia stima". Il 16 maggio 1863 il generale, invece, stende qualche riga per Feliciano Orlando (diplomatico altavillese in Turchia), che ritornato in paese e divenuto sindaco, a capo di un comitato, raccoglie dei soldi per aiutare la Polonia rivoluzionaria. La "Rivolta di Gennaio" fu la più lunga insurrezione polacca, lituana e bielorussa contro lo Zar. Ebbe inizio come protesta spontanea da parte dei giovani polacchi contro l'obbligo di arruolarsi nell'esercito russo; a loro si unirono subito diversi politici polacchi e alti ufficiali dell'esercito imperiale."Signori, - scriveva Garibaldi - ricevetti la somma di lire 730,02 da voi raccolta per soccorrere la Polonia, che sarà mia cura mandare al comitato di Genova. Ringraziate a mio nome i vostri compaesani dei loro voti e dei loro auguri. Credetemi con stima. Vostro G. Garibaldi".


Federico Villani e Niccolò Tommaseo
Il 17 maggio 1862 con tono piccante, in una lettera spedita da Firenze, il letterato Niccolò Tommaseo, riguardo ad un'opera che il professore gli aveva fatto recapitare, così scriveva: "Pregiatissimo Signore, Le utili cose da Lei accennate nel discorso suo sopra l'educazione, e l'impegno che spira da'versi, m'obbligano a ringraziarla del cortese suo dono. A farmene giudice, non mi sento autorità: ma dacchè Ella, Signore, modestamente ne interroga il parer mio; dirò schiettamente che le parole d'odio e di disprezzo non crederei, quanto a me, che aggiungano bellezza agli animosi suoi canti. Troppe già furono e sono le scissure in Italia; e troppo le costarono infermità e servitù. Ella perdoni questo cenno alla stima del suo, D.mo N. Tommaseo".




Capone e Garibaldi
Giuseppe Garibaldi, nel 1871 oramai stanco delle sue imprese, decide di ritirarsi a vita privata. Si dedica così alla coltivazione dei suoi terreni ed in particolare alla "cultivar" delle vigne. Ecco cosa scrive per ringraziare l'imprenditore: "Caro sig. Capone, grazie per l'invio gentile del zolfo di cui ho ricevuto 10 sacchi, che adopero per le solforazioni. Sono con gratitudine, Vostro G. Garibaldi - Caprera, 23 maggio 1871". Da quella volta, ogni anno a maggio dalla Saim Zolfi di Altavilla Irpina, si spedivano dei sacchi di minerale per la Sardegna.



Federico Villani e Sofia Stevens

Sofia è la donna a cui Villani "come maestro che l'amò sempre qual figlia (…)" dedica nel 1876 "Un fiore alla memoria di Sofia". L'alunna, scomparsa prematuramente, era nipote di Richard Stevens, viceconsole inglese di Gallipoli e responsabile commerciale dei traffici marittimi verso la Gran Bretagna. Il padre di Sofia, Henry, anch'egli viceconsole per un periodo molto breve, dal 1853 al 1867, muore all'età di 52 anni. Villani è descritto da Sofia come "il suo migliore amico". Che ne "incoraggiò gli studi e ne coltivò gli interessi e Sofia sottoponeva a lui le sue composizioni, a una a una, man mano che le andava creando, accogliendone di buon grado e umilmente le eventuali critiche".

Capone e Matteo Renato Imbriani
Nel maggio del 1880 M.R. Imbriani - Poerio spediva una lettera a Capone dopo la sua sconfitta elettorale: "Mio ottimo e carissimo Federico, sii lieto del risultato ottenuto: i voti che hai avuto sono stati spontanei, di gente cosciente, e ciò ti basti, anima onesta! Ti son mancati tre voti per entrare in ballottaggio, e vi era gente pronta a dartene quanti ne volevi, ma tu stesso hai definito la situazione"volevano essere comprati". Anima sdegnosa, quale onta di rappresentare simili mandrie!". De Sanctis e Cavallotti sono gli altri amici che frequenta Capone. Che certamente lo influenzeranno su diverse tematiche care alla società civile.

Federico Villani e Francesco De Sanctis
Lo scrittore, critico letterario e ministro Francesco De Sanctis, indirizzava a Villani il 4 novembre 1880 una lettera dopo la richiesta di una raccomandazione: "Pregiatissimo Signor Professore, ho fin qui cercato di trovare per la S.V. un collocamento che Le potesse convenire in cotesta città, ma nessuna occasione si è presentata, né veggo probabilità che si presenti prossimamente. E' perciò che vacando ora la cattedra di storia e geografia nel Liceo di Monteleone con lire 1800 di assegno annuo, io mi risolvo di asservirgliela nella speranza di farLe cosa gradita. Voglia Ella dunque significarmi senza indugio, se è disposta o no ad accettarla; poiché io non prenderò alcuna determinazione prima di aver ricevuta una sua risposta. Mi creda con ogni stima, De Sanctis".





Giovanni Verga

Il marito di Elena, scritto nel 1882 da Giovanni Verga, subito dopo "I Malavoglia", racconta la drammatica storia di due giovani che si conoscono a Napoli: Cesare Dorello di Altavilla Irpina, studente in giurisprudenza e poi avvocato, nipote di un canonico piccolo proprietario, ed Elena, una borghese figlia di un misterioso ex funzionario borbonico. Un amore che viene ostacolato da quella società piena di pregiudizi che non permetterebbe il matrimonio, vista l'estrema povertà dell'uomo. Ai due perciò, l'unica soluzione sembra essere la fuga. Ben presto però, le difficoltà economiche prendono il sopravvento insieme al protagonismo di Elena. Costretti a rientrare a Napoli, né la maternità, né la raggiunta agiatezza economica, placano l'egocentrismo della donna di "Foria". Il rapporto matrimoniale entra in crisi, soprattutto per le dicerie che si fanno sul conto della signora, molto legata all'amicizia di un barone di Altavilla. L'uccisione della bella Elena, con tre coltellate da parte del marito, sono l'epilogo dell'appassionante storia d'amore.

Maria Montessori e Gunda Scioverkar
Il 20 gennaio 1895 la famosa educatrice Maria Montessori, regala a Gunda Scioverkar (moglie di origine turca di Federico Capone) una foto con una dedica: "Alla mia Gunda, Maria Montessori".





I minatori e Benito Mussolini
Il giorno 28 agosto 1936, dopo avere ispezionato dei nuovi mezzi bellici, il capo del Governo arriva alle miniere della Media Valle del Sabato. Sul numero di settembre - ottobre del nostro giornale il redattore Umberto Caruso così ricorda la presenza di Benito Mussolini: "L'annunzio che il Duce avrebbe onorato di una sua visita questi importanti cantieri solfiferi fu appreso con grandissima soddisfazione da questa laboriosa popolazione operaia e contadina, che, in massa compatta, si è riversata nelle adiacenze degli stabilimenti fin dalle prime ore del mattino. Dovunque garriva il tricolore e tutte le mura erano cosparse di manifesti e scritte inneggianti al re imperatore, al duce fondatore dell'Impero, all'Esercito vittorioso (…) Alle tredici precise, preceduto da S. E. Baistrocchi è giunto il Duce. Un'ovazione irrefrenabile lo accoglie al suo passaggio nel tratto Tufo-Altavilla rigurgitando di popolo e, al suo arrivo nel piazzale delle Miniere, i presenti scattano in una manifestazione entusiastica in cui l'anima fascista del popolo irpina si appalesa interamente. Il Duce si sofferma alcuni istanti a mirare lo spettacolo superbo della folla e dà uno sguardo ai moderni impianti di raffinazione; poi sorride e saluta romanamente la folla. Fatto segno a sempre più vibranti calorosi applausi, lascia i cantieri della S.A.I.M. Il Duce non ha percorso che poche centinaia di metri, quando la sua macchina, unitamente a quelle del seguito, si ferma in un'amena località, per consumare una frugale colazione(…)".

Achille Fabrizio e Benedetto Croce
Il filosofo napoletano leggendo un lavoro dello scrittore altavillese così lo descriveva: " (…) un temperamento e uno stile vigoroso che non ha potuto non colpirmi. Ella val meglio di costoro [Gabriele d'Annunzio e Paul Verlaine] perché è sincero".

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